martedì 8 agosto 2017

Il sogno del barcaiolo

Con la bici mi inoltro in un solitario sentiero di campagna. Raggiungo un ponte. L'attraverso. Vedo un uomo nel fiume che si allontana con una barca. Prendo la macchina fotografica che dispone di un teleobiettivo potente e fotografo l'uomo. Non so per quale motivo, forse perché vede un riflesso dell'obiettivo, l'uomo si accorge della mia presenza e torna verso riva e mi si avvicina. Dice:"Sai, io vado su questo fiume da tantissimi anni, ci venivo da ragazzo con mio padre che mi portava sempre con sé ed ho poi continuato a venirci da allora".

Pensierino. Non so perché, ma d'estate mi pare di sognare di più che d'inverno. Anzi quando sono in ferie (diciamo fuori dal mio solito ambiente domestico) tendo a sognare di più o forse la forzata inattività tipica del periodo mi porta a concentrarmi di più sui sogni. Sta di fatto che cercherò di riproporli così come mi vengono.


8 commenti:

  1. A me piacciono molto i sogni. Ci dicono molto di quello che non sappiamo di essere.
    Quelli degli altri - poi - risultano delle vere "confessioni! ".
    Aspetto con ansiosa curiosità.

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  2. Naturalmente mi riferivo all'attività onirica vera e propria, non ai cosiddetti " sogni ad occhi aperti " dove c'è molto di voluto ( o desiderato ).

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  3. Maria Louise von Francesca nell'introduzione al suo libro Alchimia dice cose illuminanti sulla trascrizione dei sogni e la loro "omologazione" al sentire comune. Quindi è materia delicata e volatile. Nelle società primitive veniva in qualche modo "delegato" a particolari figure (stregoni, sciamani) il compito di collegare il visibile con l'invisibile ed oggi la cosa non è molto diversa.

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  4. Sempre unico grande Guglielmo
    Maurizio

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  5. Io trovo che- a differenza di un tempo- quando la " significazione" di un sogno e il conseguente comportamento veniva affidato al sentire dello sciamano e poi agli oracoli, i cui templi fiorirono in tutta la Magna Grecia, oggi l'interpretazione dei sogni sia troppo " medicalizzata".
    Infatti, a parte le varie cabale che sono specchietti per allodole ( sciocche ), oggi chi è legalmente deputato all'interpretazione dei sogni?
    Risposta: gli analisti e terapeuti regolarmente iscritti all'albo ( che sono perlopiù medici psichiatri ).
    Il che medicalizza ( in parte semplificando ) ciò che di
    empatico e di misterioso vi è in questa " comunicazione".
    Perché è vero che a sognare è sempre il mio IO, ma a volte il mio Io non solo conosce cose che io non so, ma " riceve comunicazioni " che il nostro cervello non è ancora in grado nè di capire, né di utilizzare.
    Perciò mi sento di affermare che non basta lo studio della medicina a risolvere l'enigma ( a volte molto complesso )
    dei sogni:
    occorrono - forse come un tempo - insieme alle nuove conoscenze sulle funzioni del cervello, capacità empatiche e anche un po' di " follia".
    Perché - se tutto fosse così semplice e comprensibile - che bisogno avrebbe il nostro cervello di comunicarcelo mentre siamo in stato di incoscienza?
    Anzi, dovrebbe approfittare dei momenti di maggior lucidità. O no?
    La stessa allieva di Jung, Marie-Louise von Franz,( che tu hai citato )e che diede un grande contributo allo studio dei sogni, mi pare che non fosse neppure medico, ma certo aveva conoscenze di antropologia, alchimia, letterarie e quant'altro.
    Quindi, facciamoci medici di noi stessi e impariamo a capire
    questo genere di comunicazione. Una volta avviato il processo di comprensione, è persino divertente trovare le affinità fra la realtà del quotidiano e dei sentimenti conosciuti, e ciò che questa " voce interiore " vuole dirci!
    Buon sonno, e buon lavoro!

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